Rocca Sant’Angelo: passeggiando sopra a Marmore

Contesa tra Rieti e Terni, ha assistito a numerose battaglie per il governo delle acque della cascata. La sua posizione, tra la conca Ternana, la Valnerina e Rieti, permette di essere avvistata da qualsiasi punto del territorio.

Accessibilità

Torreorsina è un bel castello che vanta una suggestiva vista sulla cascata delle Marmore.

Come suggerisce il nome, tutto ebbe origine da una torre difensiva intorno alla quale si sviluppò il villaggio.

La torre è oggi inglobata nella ex chiesa di S. Antonio.

Vi consiglio di fare un giro nei vicoli dietro la chiesa dove sono visibili i vicoli più antichi del paese.

Passeggiata salendo verso la cime di monte S. Angelo

Arrivando a Marmore da Terni prendete la prima via sulla destra dopo le prime case (vocabolo Rancio). Lasciate l’auto (o la moto) al piccolo parcheggio sulla destra nei pressi di un edificio abbandonato.

Proseguendo a piedi prendete sulla destra la strada bianca e poi mantenete la sinistra imboccando un sentiero più stretto. Il resto del sentiero è facile da trovare, va superato un cancello che non ha la recensione sulla sinistra. Poco dopo il cancello continuando a salire si arriva ad uno spiazzo da cui si può sentire il poligono di tiro, un po’ fastidioso.

Sulla sinistra il sentiero continua sulla sommità della rupe giungendo alla cima della sgugrola. Da qui ci troviamo in un punto panoramico che ci permette di vedere la conca Ternana.

La torre si regge per miracolo, non sono il primo ne l’ultimo a dirlo ma non manca molto al giorno in cui i ternani non vedranno più la torre in cima al monte. E pensare che è stato un luogo importante fino a pochi anni prima della guerra.

Arrivati, ma la rocca è nascosta nel bosco

Dopo un tornante  il sentiero entra nel bosco e proseguendo si arriva alle antenne. Prima di arrivare alla centrale, addentrandovi nel bosco sulla destra (verso Terni rispetto al sentiero) si può, con difficoltà, trovare i resti della rocca.

Si può salire (o ridiscendere) dalla cima di monte sant’ Angelo  dalla strada asfaltata che dalla centrale delle antenne riporta giù verso Miranda. Questa strada è però chiusa da un cancello in ferro che si trova nei pressi del bivio della strada che porta a Miranda.

Papigno in primo piano, sullo sfondo il passo della sgurgola con la rocca in cima al monte con le due torri ancora integre (1700 circa)

Com'era la rocca

Il mastio pentagonale accomuna la rocca a quelle del primo nucleo del ducato di Spoleto, da Ferentillo a Campello sul Clitunno.

Ma qui siamo lontani da quei territori che erano parte del Ducato di Spoleto. Il perchè di questa tecnica di costruire potrebbe essere ricercato o nella mera copia di un metodo di costruzione, o forse ad un’epoca più antica, in cui i longobardi prima della venuta di Carlo conquistarono gran parte della penisola.

Nei pressi della rocca sono state ritrovate una necropoli e oggetti risalenti all’età della pietra.

Incastonato in un muro sembra di vedere parti di un edificio di epoca romana, ma sono pure suggestioni.

Dai muri in rovina si vedono dei profondi fori circolari, probabilmente sono i calchi residui una volta occupati da tronchi. lo scopo era di dare elasticità alla struttura, un rudimentale sistema antisismico.

Alcuni studi e i resti ancora visibili, ci permettono di ipotizzare come si presentava la rocca nel medioevo.

Ipotesi ricostruttiva

Grazie all’aiuto di un archeologo e di altri esperti, ci siamo divertiti ad ipotizzare ocme doveva essere la rocca nel suo momento di maggiore espansione.

Sul bellissimo sito archeologiaindustriale.org Si trova scritto che nel 1927 proprio sulla rocca venne costruita una cappella per commemorare i caduti del cantiere di Galleto.

Purtroppo dagli attuali resti non rimane niente di questa opera, ne la cappella ne la croce o la fiaccola che venne posta in cima alla torre.

A Terni ho sentito molto spesso dire che la rocca venne abbattuta e fatta esplodere perchè utilizzata durante la seconda guerra mondiale come punto di riferimento dagli aerei per i bombardamenti della città.

Di fatto la rocca è destinata a scomparire nonostante la sua possenza.