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Santa Maria del caso

Descrizione

Nel fitto bosco della Valnerina, su un crinale del monte ora disabitato di fronte al castello di Torre Orsina, si trovano i resti del monastero di Santa Maria del Caso.

Probabilmente di origine longobarda, il nome potrebbe derivare da “casco”, uno sperone di roccia da cui scorre l’acqua. Questa interpretazione trova riscontro nella toponomastica locale e nelle caratteristiche del luogo: una terrazza naturale sopra una falesia di calcare con una sorgente ancora attiva, oggi canalizzata.

Nel libro “Le Chiese della Diocesi di Spoleto nel XIV secolo” di L. Fausti, si legge che nel 1252 il vescovo concesse il monastero alle Povere Donne di San Damiano. Parte dei possessi di Rocca Accarina, fu governato dalla badessa Augusta, figlia di Accarino, che divenne frate Illuminato dell’Arce, uno dei primi seguaci di San Francesco. Frate Illuminato, citato nella Divina Commedia di Dante, fu successivamente messo in ombra dalla riscrittura della vita del santo. La chiesa passò poi sotto l’abbazia di Farfa ed è menzionata nel Codice Pelosius del Trecento.

Arrivando al complesso attraverso la boscaglia, si oltrepassa un muro di cinta ridotto a un mucchio di pietre. Seguendolo verso sinistra si trova la fonte, probabilmente situata all’ingresso originario del muro di cinta. Se si cerca questa fonte prima di dirigersi verso la chiesa, si passa per quello che doveva essere uno degli ingressi originali, arrivando a uno spiazzo sul bordo dello sperone di roccia su cui il complesso è costruito. Al centro di questo spiazzo si trova la chiesa, che fronteggia il castello di Torre Orsina. La facciata attuale, con un ingresso con volta a botte e una finestrella, sembra essere più recente, come se la chiesa fosse stata accorciata a causa di un crollo o altri motivi. Il cedimento strutturale può essere avvalorato dal fatto che esternamente la chiesa è stata maneggiata con l’aggiunta di contrafforti. L’intera chiesa era coperta da una volta a botte costruita con grossi blocchi di pietra sponga.

La volta crollò agli inizi del XX secolo, secondo testimonianze locali. All’interno sono visibili poche tracce di affreschi, soprattutto nell’abside ancora intatto. Sul fianco destro ci sono numerose finestre e nicchie di funzione ignota. Sul lato sinistro, cercando tra i conci, si può intravedere un’incisione a forma di croce che ospitava un crocifisso ligneo di cui si ha il ricordo nella tradizione locale.

Dietro la chiesa, a pochi metri di distanza, si trova il monastero. Nella parte alta, un fitto bosco copre l’area, ma sotto sono ancora ben conservati due locali con volta a botte. Esplorando intorno al monastero, coperto dalla fitta vegetazione, si trovano altre tracce di mura, canali e altri manufatti di difficile interpretazione. Alla base dello sperone  di roccia sono presenti 4 antri scavati artificialmente che forse servivano per la conservazione di alimenti.

Trekking

Total distance: 1484 m
Max elevation: 337 m
Min elevation: 214 m
Total climbing: 106 m

Nel fitto bosco della Valnerina, su un crinale del monte ora disabitato, si trovano i resti della Rocca Accarina e del monastero di Santa Maria del Caso. Questo antico convento benedettino, fondato probabilmente dai duchi longobardi nel VI-VII secolo, fu uno dei primi siti del monachesimo femminile nel territorio di Spoleto. Nel 1252, sotto la guida della badessa Augusta, figlia di Accarino, divenne parte delle proprietà dell’abbazia di Farfa. L’abbazia, situata di fronte a Torre Orsina, è menzionata nel Codice Pelosius del Trecento. Nonostante l’abbandono, restano visibili la chiesa con la sua facciata e l’abside, oltre a parti del monastero.