
Scheda pratica
- Attivitàtrekking
- Distanza4.2 km
- Dislivello142 m
- Durata1 h 30
- Difficoltàbassa, anello
San Michele Arcangelo, la chiesa perduta di Ceselli
Esplorando le mappe di Arcanum Maps, mi sono imbattuto in una chiesa situata proprio dietro l’abitato di Ceselli, denominata San Michele Arcangelo. Fin da subito mi ha incuriosito perché si trova in una zona lontana dagli attuali assi viari e, confrontando le immagini su Maps, era evidente che ne restassero solo le murature perimetrali. Così, ho deciso di partire per esplorare questi pochi resti.
Il percorso verso i ruderi di San Michele
Dopo aver lasciato la moto a Ceselli, ho imboccato la strada sterrata proprio dietro il paese. Il sentiero è quasi pianeggiante e sale dolcemente verso Pontuglia e l’interno della valle. Giunto al punto segnato sulla mappa, sulla destra mi trovo davanti a un’altura con pochi arbusti bassi. Tra di essi, si intravedono le mura della chiesa.
Supero i ruderi per individuare l’ingresso originale. Le strutture non sembrano pericolose, poiché non è rimasto nulla di significativo che possa crollare, ma va comunque prestata attenzione: le pietre sono semplicemente appoggiate, la malta è quasi del tutto assente e rischiare di farsene cadere una in testa non sarebbe l’idea migliore.
Sul lato nord della chiesa noto una porta tamponata in mattoni, segno che la struttura è stata rimaneggiata tra il XVII e il XVIII secolo, almeno secondo la mia interpretazione. All’interno, una sorpresa: trovo il rocchio di una colonna, forse un tempo parte dell’acquasantiera o dell’altare.
Leggo su I Luoghi del Silenzio che prima del XIII secolo proprio qui sorgeva l’intero abitato di Ceselli. Questa ipotesi ha senso, e a confermarlo è il fatto che l’attuale chiesa al centro di Ceselli sia dedicata allo stesso santo. Era infatti una pratica comune trasferire il nome della chiesa originaria a quella nuova. Sarebbe interessante esplorare i dintorni alla ricerca di tracce del vecchio insediamento, ma, almeno per ora, non ne ho trovate.
Dell’abside rimane ben poco, ma si può intuire che fosse la parte più antica. A sinistra, un frammento di muro con pietre squadrate e disposte ordinatamente suggerisce un’origine più remota della struttura.
Questi pochi resti, seppur modesti, raccontano una storia affascinante, un frammento dimenticato del passato di Ceselli che merita di essere esplorato e compreso.
Verso Contaglia
Riprendo la strada bianca che si snoda tra piccoli boschi, mantenendosi in quota rispetto al fondovalle e dirigendosi verso Pontuglia. Arrivato a un bivio, prendo il sentiero sulla destra, iniziando una discesa che mi porterà fino in fondo alla valle, sulla strada asfaltata di Contaglia.
Da questo incrocio, alzando lo sguardo verso la montagna di fronte, noto un’alta torre che un tempo controllava la zona. Oggi è diventata una residenza privata, ma mantiene ancora il suo fascino imponente.
Proseguo verso destra, tornando in direzione Ceselli, fino a incontrare un piccolo gruppo di case chiamato Contaglia. Qui non trovo nulla di particolarmente interessante, ma il mio vero obiettivo è il cimitero, spesso custode di antiche chiese. Questi luoghi, infatti, sono fondamentali per la conservazione di edifici storici, ma al tempo stesso alterano il contesto rurale originale. In alcuni casi, le strutture cimiteriali vengono costruite addossate ai muri perimetrali delle chiese, rendendo difficile leggere chiaramente l’architettura dell’edificio.
San Sabino
San Sabino è un esempio perfetto di questa dinamica. Dall’esterno appare come una cassaforte di pietra, costruita per proteggere paramenti e arredi sacri. La luce filtra appena da tre lunghe e strette feritoie, che ne accentuano l’austerità.
Un cartello sulla facciata ne indica l’origine nel XII secolo. Osservando con attenzione, sui lati noto i segni della prosecuzione dei muri perimetrali, che suggeriscono due ipotesi.
La prima è che in origine davanti all’ingresso ci fosse un portico, aperto sul fronte e chiuso ai lati, simile a quello dell’abbazia di San Faustino. La seconda è che, come accaduto alla chiesa di Santa Maria del Caso, la facciata sia stata arretrata dopo un crollo.
La volta a crociera all’interno, però, mi fa dubitare di questa seconda ipotesi. L’interno, pur avendo perso tutti i suoi affreschi, conserva un fascino austero: le linee semplici e la luce fioca restituiscono l’immagine di una fede severa, spoglia di ogni ornamento superfluo. Un luogo che racconta un’epoca in cui la spiritualità si esprimeva attraverso la sobrietà e la solidità della pietra.
Ritorno
Uscito dal cimitero torno sui miei passi, prima scendo a Contaglia, poi continuo verso Ceselli.
Questa piccola valle di Ceselli è un vero gioiello, i mulini di Pontuglia, i disegni rupestri di Schioppo, il paese abbandonato di Sensati, Raischio e la forra del Casco lo rendono uno dei miei posti preferiti.



