Collefabbri

Deve il suo nome probabilmente all’attività di ferratura dei cavalli che qui si svolgeva. Il paese è composto da poche case ben distribuite intorno alla chiesa di S. Stefano che presenta caratteristiche simili alla chiesa di San Nicola di Bari a Schioppo.

Manutenzione

Buona

Come Arrivare

Vedi mappa

Difficoltà

Turistica

Periodo

Tutto l'anno

Aree attrezzate

Pannelli turistici

Dove si trova

In auto dalla Valnerina si svolta per ceselli, proseguendo dopo il bivio che a sinistra ci porti al paese di ceselli si prosegue fino ad un’altro bivio a Contiglia e si svolta a destra, si risale un la costa destra della valle fino ad arrivare ad un terzo bivio, si prosegue a destra seguendo le indicazioni per Collefabbri.

Storia

Il paese di Collefabbri, ancora ben conservato ed abitato, è interconnesso alla natura circostante che si insunua tra le case non asfaltate e coperte di verde. Poco prima del paese c’è un piccolo parcheggio dove poter lasciare la macchina e a pochi metri si è già nella pizza della chiesa di S. Stefano ed il paese è tutto qui. Alcune case abbandonate altre restrutturate ma vuote, altre vive ed abitate. Stando di fronte alla chiesa e guardando a sinistra si può ntravedere all’orizzonte uno sperone di roccia in cima alla montagna, li per tradizione popolare ci sono alcune grotte eremitiche.

Sentieri

Collefabbri - Eremo

Il paese e la sorgente

Poche case incastrate fra loro a formare due vicoli

S. Sabino

La torre colombaia, di notevole dimensione, sovrasta il paese e si erge sulla parte superiore dello sperone roccioso staccandosi dal resto delle case. La chiesa risulta danneggiata dal terremoto del 1979 è ora stata restaurata ed è adibita ad abitazione privata. Nonostante i restauri la torre conserva ancora il suo aspetto originale ed è ben visibile il tessuto di pietre nei muri.

Chiesa

Questa chiesa conserva ancora l’originale tetto a capriate lignee intarziate. La facciata è sovrastata da un campanile a vela e al centro è ben visibile una finestra quadrata, guardando attentamente di possono notare due accenni di arco che probabilmente costituivano una preesistente bifora. Il portale cinquecentesco a pietre squadrate ha perso l’affresco che era nella lunetta mentre l’interno a navata unica conserva molti affreschi votivi.Tradizione vuole che dal 1589 la famiglia patrizi Michele Fabbri gode dei terreni della chiesa di Santo Stefano in cambio il primogenito dovrà sempre chiamarsi Stefano il 26 dicembre festa del Santo la famiglia deve dare ospitalità a quanti amici o sconosciuti si presenteranno.

Nelle vicinanze

Riferimenti

Bibliografia

Sperandio B. Gentili L. Pacifici E. Luigi Fausti I Castelli e le Ville dell’Antico Contado e Distretto della Città di Spoleto

Toscano B., Giacché L., Ragni B., (1977), L’Umbria. Manuali per il territorio. La Valnerina. Il Nursino. Il Casciano, Roma, Edindustria

Ringraziamenti

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