Rocca Accarina e Santa Maria del Caso

Pochi ruderi della rocca persi nel bosco, un luogo comunque affascinante e panoramico. La chiesa è ancora intatta e abbastanza conservata, pericolante.

«Illuminato e Augustin son quici, / che fuor de’ primi scalzi poverelli / che nel capestro a Dio si fero amici» (Paradiso, canto XII, vv. 130-132). Così Dante cita frate Illuminato, tra i prediletti seguaci di San Francesco che lo seguirà anche in terra santa. Frate Illuminato, prima di incontrare tra il 1208 e il 1210 il santo, era feudatario di queste terre, a cui rinunciò cedendole al figlio Enrico ed al fratello Ottonello.

La rocca passò poi a Spoleto con fasi alterne di proprietà tra Foligno e Collestatte.

Dall’entità dei resti si può intuire la vasta estensione della rocca e di un centro abitato sottostante. Si hanno fonti della presenza di alcune chiese, due interne al astello e due esterne una delle quali e Santa Maria di Caso, seconda tappa di questa passeggiata.

Map data: Google, Maxar Technologies
  • A – Rocca Accarina
  • B – Resti di costruzioni limitrofe
  • C – Chiesa e monastero di S. Maria di Caso

In questa immagine in alto si vede la parte della valnerina presso Collestatte, la strada in basso per raggiungere la rocca è la ciclabile che collega il parcheggio delle Marmore a Ferentillo.

Avvicinamento alla Rocca Accarina

Arrivando da Collestatte Piano vicino al ponte Accarino dove si può lasciare la macchina o la moto, proseguire a piedi verso il monte. Si arriva così ad un bivio, dirigersi verso sinistra e salire per un tratto di strada. Guardando sulla destra  si scoregerà bene in evidenza un sentiero largo che si inerpica tra il bosco. Fiancheggiate la falesia e proseguite seguendo il sentiero fino ad arrivare ad un secondo sperone roccioso e vedrete comparire i resti del castello tra gli alberi.

Rocca Accarina

S. Biagio, chiesa del XIV sec. recentemente restaurata. All’interno alcuni affreschi decorano le nicchie laterali mentre sull’altare spicca il dipinto su tavola di Jacopo Siculo rappresentante Madonna ed i SS. Pietro e Giovanni, Biagio e Mamiliano. La torre campanaria è stata distrutta da un fulmine e recentemente ricostruita in legno. L’attuale facciata è datata 1531 come riporta la scritta nell’architrave.

Il dipinto di Jacopo Siculo venne restaurato alcuni anni fa, per questo motivo ne fu deciso il trasporto a Spoleto impedito però da una signora del paese che con tenacia impose che i lavori di restauro fossero effettuati all’interno della chiesa temendo, come purtroppo è successo in altri paesi vicini, che la pala d’altare non tornasse più a casa.

Santa Maria del Caso

Questa piazzetta, nella metà superiore del paese, conserva dei segni di una valorizzazione urbana databili intorno al 1500, probabilmente coeva al rifacimento della facciata e degli interni della chiesa. Sotto ad un arco di fondazione ci sono i resti di una fontana e nel pozzo, al centro della piazza, un basamento scolpito con una colonna che porta le insegne di Ferentillo da cui pende la testa di un moro, chiaro segno di resistenza e lotta contro le invasioni saracene.

Le due fontane che troverete camminando lungo le vie del paese erano alimentate dal colmo dei pozzi sovrastanti.

Sentieri

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Riferimenti

Bibliografia

Sperandio B. Gentili L. Pacifici E. Luigi Fausti I Castelli e le Ville dell’Antico Contado e Distretto della Città di Spoleto

Toscano B., Giacché L., Ragni B., (1977), L’Umbria. Manuali per il territorio. La Valnerina. Il Nursino. Il Casciano, Roma, Edindustria

Ansano Fabbi Guida della Valnerina

Ringraziamenti

Gli abitanti di S. Mamiliano che mi hanno permesso di visitare l’interno della chiesa e mi hanno raccontato le storie del paese.

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