Brevissima storia della Valnerina

Breve e molto riassunta storia della valle  divisa per date, dall’ antico popolo dei Nahar fino ad oggi. Spero sia utile come spunto per incuriosire e poter approfondire le vicissitudini di questa terra di transito, di confine e di eremiti.

Prima del 300 a.C., epoca di conquista da parte dei romani, la valle era occupata da una tribù di Sabini la cui origine del nome ancora risulta incerto. Un’ipotesi è che derivi dalle sorgetni solforose di Triponzo, la radice “nar” indicherebbe infatti, secondo Servio,  zolfo in lingua Sabina. Altra ipotesi prende spunto dalla radice greca “nar” che significa forte, impetuoso e si riferirebbe al carattere del fiume Nera, un fiume molto veloce e ribollente di rapide in alcuni punti, scavando e cadendo in forre come alla forra del casco o la cascata de lu cugnuntu .

Senza dubbio il fiume rimane un elemento centrale, forse sacro  per il popolo dei Naàrci. Un fiume che è il maggiore affluente del Tevere dove, all’altezza di Orte, finisce la sua corsa dopo 116 km.

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Intorno all’anno mille, il territorio della Valnerina si presentava già disseminato di rocche che ricalcavano la divisione in feudi delle campagne. Queste piccole porzioni di territorio, venivano chiamate signorie poichè rette da un signore feudale o da un conte, un miles (cavaliere), un conte rurale o un cattaneo. Queste autorità derivavano dagli hospites, possessori longobardi, franchi o tedeschi che occuparono questi luoghi.

Ogni rocca ed insediamento segue vicende e storie diverse ma si può identificare una generale tendenza intorno al X e XI sec. al passaggio concordato o forzoso di queste rocche dai feudatari ai comuni che acquisivano man mano maggiore importanza.

Con l’espandersi dei comuni, furono creati nuovi insediamenti al fine di occupare i territori o, come nel caso di Montefranco a discapito di Arrone, ospitare le popolazioni fuorisucite da altre signorie o comuni limitrofi. Curioso il fatto che parlando ancora oggi con gli Arronesi la rivalità con il vicino comune di Montefranco sia ancora viva e radicata nel ricordo.

da sinistra le rocche di Gabbio, Mattarella, Precetto e Monterivoso

In questo periodo tra l’anno mille e i primi anni del quattrocento le battaglie avvenivano per mezzo di archi, fionde, catapulte e balestre o armi da corpo a corpo come lance, spade o alabarde. Se vuoi approfondire trovi qui un articolo su armi e armature nel territorio della valnerina.

La scelta del luogo in cui edificare un insediamento era quindi dettata principalmente da ragioni difensive, uno sperone roccioso o un territorio scosceso era quindi un punto ideale per difendersi da assalitori e bande di saccheggiatori più o meno organizzate. Gli insediamenti più antichi si possono per questo individuare tra quelli più difficilmente raggiungibili sparsi nel territorio montano.  Le attuali strade che collegano paesi come Polino o Castellonalto possono non far comprendere quanto questi luoghi siano volutamente isolati ed impervi. Perdendosi nei boschi è ancora possibile trovare i sentieri originali per raggiungerli che presentano un minimo di sistemazione impossibile da datare.

Muri a secco, terrapieni,, scalini, piccoli ponti o muri di contenimento per districarsi nel territorio garantendo un passaggio sicuro su sentieri larghi tra i 60 cm e un metro. Umbriano come Sensati e altri villaggi non sono mai stati collegati con strade e rappresentano un esempio perfetto di come ci si spostava da quei luoghi.

Di età immediatamente successiva sono gli insediamenti in pianura, derivati dalla progressiva organizzazione dei comuni che limitava le lotte e alla bonifica delle aree pianeggianti con le nuove terre coltivabili.

Il territorio quindi determinava non solo il dove costruire ma anche il come, la cinta muraria infatti seguiva inesorabilmente l’andamento del terreno, sono così evidenti tre forme degli insediamenti:

Map data: Google, Maxar Technologies

Il castello di pendio di Precetto (Ferentillo)

Triangolare per i castelli di pendio seguendo l’inclinazione del monte, con un vertice dell’angolo nel punto più alto del pendio in cui veniva eretta la torre e il lato opposto del triangolo nella parte più pianeggiante verso valle.

Il castello ellittico di Campello Alto

Circolare / ellittica per gli insediamenti sulle sommità di poggi o colline che permettevano la definizione di una porsione più pianeggiante.

Map data: Google, Maxar Technologies
Map data: Google, Maxar Technologies

Il castello quadrato di Protte

Quadrata o rettangolare nei castelli in pianura, con torri nei 4 angoli e ad intervalli regolari lungo i lati.

L'acqua

Fondamentale per la vita del castello l’acqua veniva conservata in cisterne scavate nella roccia all’interno del nucleo centrlae del castello o nella base di una delle torri sfruttando così le fondamenta. Nella rocca di Precetto ad esempio la cisterna si trova in una torre laterale dell’impianto attualmente visibile, ma in un’area già compresa da un precedente castello segnato in blu in questo disegno.

Rocca di Precetto

Le cisterne sono un elemento che potete trovare spesso ancora intatto nei ruderi sparsi nella valnerina, a Moggio ad esempio, è l’unico elemento visibile dell’antico castello ormai ricoperto dal bosco.

Il nucleo antico di Arrone e Casteldilago occupa un blocco monolitico di roccia, qui le cisterne delle varie abitazioni sono comunicanti tra loro creando così una sorta di seconda città sotterranea.

Alcuni castelli sorsero vicino a sorgenti come Castelsantangelo sul nera o Scheggino. Le loro mura abbracciavano parte del fiume per poter così avere sempre acqua disposizione in caso di assedio.

 

Sistemi di comunicazione

La torre aveva la funzione di vedetta per il territorio circostante ma sopratutto permetteva la comunicazione con gli altri insediamenti circostanti. In questo modo in caso di pericolo gli abitatni avevano tutto il tempo di preparare la difesa e respingere gli assalitori. Se vi trovate vicino alla torre di Paterno, Civitella o Ancaiano alzate lo sguardo intonro a voi e riuscirete immediatamente a  scovare almeno altre due torri di altri insediamenti. Alle volte per la conformazione del territorio era necessario erigere posti di controllo isolati che potessero triangolare il messaggio e aggirare l’ostacolo. Una di queste torri è visibile sulla destra della strad a che dalla valnerina porta ad Ancaiano.

Sopra a Marmore c’è il monte sant’Angelo con la sua rocca detta La Rocchetta, rocca di confine che fu contesa per molto tempo tra Ternani e Reatini per il controllo del taglio della cascata. Questa rocchetta, di cui rimane solo una parte della torre, è uno dei punti più visibili e riconoscibili del territorio, cercatela e la ritroverete sempre visbile.

Riferimenti

Bibliografia

Sperandio B. Gentili L. Pacifici E. Luigi Fausti I Castelli e le Ville dell’Antico Contado e Distretto della Città di Spoleto

Toscano B., Giacché L., Ragni B., (1977), L’Umbria. Manuali per il territorio. La Valnerina. Il Nursino. Il Casciano, Roma, Edindustria

Ansano Fabbi Guida della Valnerina / Storia e Arte

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